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"Leggo per legittima difesa" (Woody Allen)
SOCIETA'
25 gennaio 2009
Europeans? No, Italians. All'ironica scoperta dei vizi italici.
“Questo video è dedicato a tutti coloro che sono convinti che gli italiani si comportino allo stesso modo degli altri europei” è l’incipit del video (1999) di Bruno Bozzetto www.bozzetto.com, con musica ed effetti sonori di Roberto Frattini www.robertofrattini.it

Quando, un paio di giorni fa, ho visto questo video su Youtube mi sono ribaltata dalle risate perché penso che abbia riassunto, in solo cinque minuti, una buona parte dei nostri vizi italici (ma forse ci si ritroverà anche qualche altro amico del sud Europa).

Non tacciatemi di disfattismo, ma desidero aggiungere di seguito qualche altro “difettuccio”. Certo, abbiamo anche un sacco di virtù, di fantasia, di stile, di cultura…. Tuttavia, posso essere anche la ragazza più fine e bella del mondo, ma se continuo a mettermi le dita nel naso alla fine noterete solo quello.

Immagine 1: semaforo. Macchinona lustra, rombante, di dimensioni mastodontiche e chiare origini tedesche. Si presuppone che il conducente abbia un’ottima educazione, buone frequentazioni e discreto savoire faire. Ed ecco che, improvvisamente, dal finestrino abbassato, spunta una mano che, morbidamente, butta in strada un bel pacchetto accartocciato di sigarette o, addirittura, il mozzicone. Vorrei vedere cosa direbbe il conducente se buttassi io il mio sporco nel suo salotto…

Immagine 2: scuola elementare (ora primaria). Piove, è l’ora di entrare. Il povero agente di polizia locale, inzuppato fino alle ossa, fa fatica a dirigere il traffico di mamme super indaffarate e ansiose di non far prendere neanche una goccia d’acqua al loro pargolo che, altrimenti, si sciupa. Arriva un cingolato degno della migliore corazzata Potemkin, dribbla sapientemente tutte le altre vetture, sale sul marciapiede, si strizza tra due panettoni e, finalmente, consegna il fanciullo in erba (decisamente sovrappeso) a poche metri dall’aula. Ma, aimè, sul volto della madre si disegna un velo di tristezza: non è riuscita a consegnare il pacco direttamente sulla sedia. Farà appello alla Preside: non si possono maltrattare così gli studenti!

Immagine 3: studio del dentista. Pulizia dei denti effettuata dalle solerti aiutanti (lui non si è visto). Conto: € 80,00. Nell’allungare le banconote il fiducioso contribuente attende fattura. L’addetta comincia a lanciare, alternativamente, occhiate nervose e/o minacciose. Se non si chiede nulla, bene. Altrimenti, il conto lievita improvvisamente ad € 100,00, insieme agli occhi strabuzzanti della segretaria che non crede che qualcuno possa osare tanto…

Immagine 4: elettricista, idraulico, giardiniere, vetraio, muratore, imbianchino. Appuntamento per mercoledì ore 8.00 Il problema è: mercoledì di quale settimana o, addirittura, di quale mese. Alle 8? No, signora, ha capito male, abbiamo detto alle 18.00. Se proprio non viene, non ti avviserà. Non aveva con sé il tuo numero di cellulare che, però, ricompare magicamente quando deve chiederti lo sproposito (rigorosamente in nero) che remunera le sue fatiche quotidiane.

Immagine 5: politico attempato si agita sul palco e urla alla folla: “E ricordatevi che la morale cristiana di questo paese andrà allo sfascio se consentiremo agli omosessuali di sposarsi e se cederemo alle unioni civili”. Prima di tornare a casa dalla seconda moglie (legittima, essendo il primo matrimonio stato annullato dalla Sacra Rota) e dai cinque figli, il politico decide di rilassarsi a modo suo: una bella fellatio da un bellissimo trans brasiliano.

Potrei aggiungere un altro centinaio di immagini simili, da chi sfareggia in autostrada, ai negozianti che non rilasciano lo scontrino, a chi, in un concorso pubblico, arriva con il materiale da copiare addirittura dentro le mutande. Ma chiedo a voi, amici bloggers, di aggiungere qualche altro aneddoto nei commenti. Sfogatevi!



 
politica estera
22 gennaio 2009
Sondaggio: vi è piaciuto l'Inauguration Day di Barack Obama?
politica estera
20 gennaio 2009
L’Inauguration Day di Obama…. e i miei ricordi degli Stati Uniti.

Sono sintonizzata su BBC World News e sto guardando, in diretta, l’inizio dell’Inauguration Day di Barack Obama. Il nuovo Presidente, tra poche ore, giurerà sulla Bibbia di Lincoln, al cospetto di due milioni di persone. Sarò esagerata, sarò sciocca, forse illusa, ma sono emozionata. Dentro di me sento che è un evento storico e mi sembra di assistere ad un qualcosa di memorabile.

Mi ricordo di come, da piccola, sentivo da mio papà il racconto dell’atterraggio sulla Luna e lo ascoltavo estasiata e potevo cogliere nelle sue parole la consapevolezza di aver assistito alla concretizzazione di una pietra miliare nella storia del mondo. Forse l’evento più vicino, come idea, a quello è stato assistere il 9 novembre 1989 alla caduta del Muro di Berlino e vedere che le persone picconavano quel muro come se fosse il loro accesso diretto al futuro sempre desiderato.

Il 44° Presidente degli Stati Uniti, essendo il primo presidente di colore, mi porta a constatare che gli Stati Uniti, amati o odiati che siano, sono in continua evoluzione ed hanno anche la capacità di rinascere dalle proprie ceneri come l’araba fenice. Negli ultimi anni ho sempre dissentito dalla politica americana, che fosse quella guerrafondaia, economica o ambientale. Ma ho sempre dissentito con amarezza, ricordando quanto abbia anche amato questo paese. Forse è proprio vero, per quanto trito, che dove c’è amore verso qualcosa o qualcuno c’è anche, quasi sempre, l’odio, in un movimento della vita simile al Tao.

Con voi voglio condividere i ricordi, cercando di farvi sorridere, del mio anno da exchange student nella Carolina del Nord, a fine anni 80. Il mio racconto vi farà forse capire quanta acqua sia passata sotto i ponti, per quanto sia convinta che, tuttoggi, vi siano milioni di americani, magari negli stati più arretrati o abbarbicati in qualche remota zona dei Monti Appalachi che definiscono spregiativamente le persone di colore “niggers” e gli omosessuali “faggots” (checche, culattoni). Giusto per chiarire, se al mio arrivo nell’agosto del 1988 avessi predetto che di lì a vent’anni esatti ci sarebbe stato un presidente di colore, penso che mi avrebbero considerata pronta per un ricovero coatto in psichiatria.

Anzi, Obama è mezzo bianco e mezzo di colore, cosa che nel Sud degli Stati Uniti dell’epoca era lo status peggiore di tutti, poiché i bianchi non ti consideravano e la comunità nera ti respingeva; in sostanza, la feccia della feccia.

Scusate se nel fluire dei ricordi sarò sconclusionata e andrò un po’ random (di qua e di là), potrà essere che non segua un filo logico.

Il mio primo approccio con l’America fu nell’estate del 1985, a 15 anni appena compiuti. Grazie ad un papà estremamente moderno e avanti nella visione del mondo, ottenni il permesso di frequentare 4 settimane di corso d’inglese a Miami, stando presso il campus della Florida International University. Decisi di partire da sola, senza un gruppo di appoggio. La cosa divertente era che tutti avevano pronosticato che mi sarei sicuramente persa all’aeroporto Kennedy di New York, dove dovevo cambiare dai voli internazionali ai voli domestici per raggiungere Miami. La frase tipica era: “guarda che l’aeroporto è grande come una città, mica ci arrivi da sola in Florida…”. Allora, angosciata, adottai una strategia infallibile: appena atterrata, dopo aver passato la dogana, decisi di chiedere a tutti gli addetti dell’aeroporto e a tutti i poliziotti che avessi incontrato dove fossero esattamente i voli domestici.
Chiesi, in definitiva, ogni 10 metri e così, di 10 metri in 10 metri, riuscii ad arrivare a destinazione. Di Miami il primo ricordo è quello di essere rimasta chiusa una cinquantina di minuti nel bagno della stanza del campus prima di capire che la porta era difettosa e che era chiusa tramite la pressione del bottone nel pomolo. Vabbè, sapete che sono gaffeuse.

Comunque, Miami era la Miami degli anni 80, quella di Miami Vice, per intenderci. Multietnica, variopinta, gaudente e, forse, meno pericolosa di quella che divenne nel decennio successivo, quello dell’omicidio di Gianni Versace. Il Campus, essendo estate, pullulava di studenti stranieri ed offriva ogni possibile comodità. Alla fine del soggiorno, con spirito di intraprendenza, andai negli uffici dell’Alitalia di Miami e riuscii a spostare di due settimane il volo di ritorno, con una penale bassissima. Chiamai il mio grande pops che mi concesse di stare più a lungo e feci due settimane di corso in più (peraltro gratis, perché l’organizzazione non mi recapitò mai il conto per il periodo aggiuntivo).

Due anni più tardi, nell’anno scolastico 1987/1988, mi accorsi che il liceo cominciava a starmi stretto ed entrai in conflitto con un paio di professori importanti, con diverse ore di insegnamento: filosofia e chimica. Alla fine dell’anno mi fu chiaro che volevo cambiare scuola, il che voleva dire studiare in città. Ancora una volta fu lungimirante mio padre, il quale mi propose, in alternativa, di trascorrere un anno negli Stati Uniti.

Detto, fatto. Nell’agosto del 1988, compagni di viaggio il mio saxofono contralto Yamaha, una racchetta da tennis ed una valigia, partii in direzione States. Certo, rispetto allo studente italiano medio che sceglieva sempre come meta o New York o la California, la mia destinazione (non scelta) non era delle più glamour: Boiling Springs, un minuscolo paese ad un’ora da Charlotte, Carolina del Nord. Già a pronunciare il nome dello stato mi scappava da ridere, venendomi immancabilmente in mente la mucca Carolina.

L’arrivo fu altrettanto scioccante, visto che la mia famiglia ospitante era così composta: padre camionista di di ca. 55 anni, seconda moglie infermiera di 35 anni (di fatto la figlia di primo letto di lui era più vecchia della seconda moglie..), primo figlio di 13 anni in piena tempesta ormonale, al quale bastava un qualsiasi tocco femmineo, fosse anche una sberla, per avere fulminee ed improvvise erezioni da sfogare in lunghe sessioni rinchiuso nel bagno, secondo figlio pestifero ed iperattivo di 9 anni ed ultima bimba pel di carota di 6 anni, forse la più normale di tutti.

Vivevano in una casa mobile in mezzo al nulla in campagna e mi fu subito chiaro che, più di un’esperienza di scambio culturale, avevano bisogno di una baby sitter. Devo dire che affrontai il tutto con spirito. Mi stupii non poco, tuttavia, quando scoprii, leggendo una guida per i genitori ospitanti scritta dall’organizzazione che mi aveva inviato, che gli studenti italiani venivano descritti come poco inclini alla doccia quotidiana e particolarmente dediti al turpiloquio. Che biglietto da visita! Visto che dopo vi racconterò anche di altre disavventure con l’organizzazione, vi avverto che, essendo tuttora presente in tutto il mondo, la sua sigla è composta dalla 5^ e dalla 6^ lettera dell’alfabeto.

Fui inserita nel 4° ed ultimo anno della High School di Shelby. Un mondo tutto nuovo. Non erano i professori che venivano nelle aule ma erano gli studenti che andavano dai professori. Ci si diplomava acquisendo crediti negli anni, ma scegliendo tra un elenco infinito di materie. Quindi scelsi materie normali ma anche “band”, il che voleva dire far parte della banda musicale di 110 componenti della scuola e suonare tutti i giorni della settimana per un anno. La band aveva un ruolo importantissimo, dato che suonava sempre, per incitare il tifo, nelle partite di football, di basket, di baseball, nelle cerimonie ufficiali, etc. Nel pomeriggio, dopo le lezioni, giocavo nella squadra di tennis dalle 15 alle 17.

Il mio arrivo nella scuola, che contava più di mille studenti, fu accolto con un misto di stupore e curiosità. C’era chi mi chiamava “the mob princess” (la principessa della mafia), chi mi chiedeva se in Italia avevamo l’elettricità, chi candido diceva “ah, sei italiana, allora parli spagnolo!” (? Boh?), chi chiedeva con che mezzo fossi arrivata negli Stati Uniti (a nuoto…no?) e via dicendo. In realtà, dopo un periodo di difficoltà nel capire la parlata strascicata del Sud, divenni amica di tanti e la reciproca conoscenza abbatteva, pian piano, barriere e stereotipi.

Tanto per ritornare al tema del post, la Carolina del Nord, all’epoca, era ancora estremamente razzista. I ragazzi di colore e quelli bianchi convivevano senza attriti, ma conducevano una vita sostanzialmente separata. Quando ci si sedeva nella “cafeteria” della scuola per la pausa pranzo, nell’ala sinistra si sedevano i bianchi, nell’ala destra i ragazzi di colore. Io ero l’unica che, visto il mio stato ibrido (ai loro occhi), poteva sedersi o di qua o di là senza suscitare un brusio. Anzi, forse sono tuttora l’unica bianca che campeggia sorridente in mezzo ad una foto, con duecento ragazzi e ragazze di colore, fatta alla fine dell’anno scolastico.

Nessun ragazzo bianco frequentava ragazze di colore per il fatto che sarebbe stato messo al bando dal gruppo di pari, mentre molte ragazze bianche frequentavano ragazzi di colore. Questo tipo di coppie erano, come dicevo prima, le peggio viste. Erano, in definitiva, lasciate sole. Nessuno dei due gruppi vedeva di buon occhio le coppie miste.

Il mondo della “cotton belt” era strano ed affascinante al contempo. In uno stato a maggioranza battista, non c’era funzione domenicale in cui il pastore bianco battista, della stazza di un ippopotamo, non saltasse agitato sul palco al suono di decine di “eimen, eimen” (amen, così sia) gridando che tutti i cattolici sarebbero finiti all’inferno. Visto che guardava sempre verso di me, io ridacchiavo silenziosa pensando all’ottima compagnia che vi avrei trovato.

Il fratello predicatore del padre della famiglia ospitante spesso mi imponeva le mani e mi esortava a “conoscere Gesù” che, tradotto, voleva dire convertirmi. Se ne andava sempre un po’ moscio quando vedeva che non sortiva alcun effetto…

La scuola impartiva lezioni di guida e potei prendere la patente che mi fu prontamente consegnata plastificata cinque minuti dopo la fine dell’esame di guida (alla faccia delle nostra brontosaurica burocrazia), per comprare il giornale bastava inserire il quarto di dollaro nel distributore automatico ma la cosa straordinaria era che il distributore si apriva lasciando decine di copie a disposizione. Immaginate quanto sarebbero durate qua da noi, paese pieno di furbi? In questo mondo che correva su due binari e spesso a velocità diverse, di frequente capitava che ragazzine di 12/13 anni rimanessero incinte e partorissero, nascondendo la gravidanza, nei bagni della scuola.

Con i professori si avevano rapporti rispettosi e, nel contempo, distesi. Quante volte ho corretto le fantasiose declinazioni di latino della mia insegnante, cosa che lei accettava di buon grado. Il tennis mi dava grandi soddisfazioni e rendeva complete le mie giornate. Giocavo numero 2 nel singolo e numero 1 nel doppio, quindi giocavo spesso in giro per tornei in tutta la contea.

Altrettanto divertente era suonare il sax nella band. Avevo una orribile divisa puro nylon 100% giallo oro/verde piena di lustrini ed alamari, con guanti bianchi e berretta militare. L’unica cosa che il mio maestro, che mi chiamava “paisà” perché era l’unica parola di italiano che conosceva, non mi faceva fare era marciare, perché proprio non riuscivo a fare combaciare il passo di marcia con il soffiare nell’ancia del saxofono. Per dire quanto fosse corretto nel suo rapporto con gli studenti, lui e la sua assistente decidevano i ruoli nella band (tipo 1° saxofono, 2° clarinetto, etc.) solo dopo aver assegnato un brano uguale a tutti, con l’obbligo di suonarlo anonimamente in una stanza attigua. Questo per evitare favoritismi. Al mio turno mi emozionai e parlai. Il maestro scoppiò a ridere e disse: “Ah, paisà, come pensi che possa non riconoscerti se parli e per di più con accento italiano?”.

Il primo grosso problema della mia vita nel North Carolina arrivò a gennaio del 1989. La stagione del tennis era finita e, quindi, arrivavo a casa nella mia famiglia ospitante molto prima del consueto, verso le 15.30 anziché le 17.30. Capitò allora che rimanessi a casa da sola con i figli e con il padre, perché la madre, con i turni da infermiera, era spesso assente. Un pomeriggio mi ritrovai la mano del padre sul seno ed un tentativo di approccio molto pesante. Il tutto fu interrotto, fortunatamente, dall’arrivo di uno dei figli. Da quel momento non mi sentii più al sicuro in quella casa, poiché sapevo che la madre si trovava spesso a fare anche i turni di notte. Lo dissi alla mia migliore amica, Carmen, della cui famiglia ero diventata amica. Loro furono eccezionali e si dissero disposti ad ospitarmi. Mio padre in Italia e mia nonna in Germania furono altrettanto straordinari e mi aiutarono, da lontano, ad affrontare la situazione.

Ne parlai con la referente della mia organizzazione, le dissi della disponibilità dell’altra famiglia e le dissi che non volevo che la madre della famiglia ospitante venisse a conoscenza del vero motivo per il quale volevo andare via da quella famiglia. Nella mia mente di diciottenne (forse ora farei diversamente), non volevo che una famiglia si sfasciasse o cominciasse a litigare per quello che era successo. Insomma, volevo andarmene senza mettere in piedi un pandemonio. Ma, udite udite, la referente dell’organizzazione che IO pagavo per rimanere lì, cominciò a dubitare delle mie parole, era convinta, visto che non volevo affrontare la madre, che il mio unico scopo fosse quello di andare a vivere con la famiglia della mia migliore amica.
 
Fui adamantina nella mia versione dei fatti, la referente mi fece addirittura chiamare dalle alte sfere dell’organizzazione da Washington per sapere come si fosse svolto il tutto con domande cretine tipo “ma sei proprio sicura che la mano non sia scivolata per caso?” e amenità del genere. Per fortuna si convinsero quando videro che ero talmente determinata ad andarmene da quella casa da dire “o mi spostate o me ne torno in Italia e perdo l’anno scolastico sia qua che là!”.

Una delle ultime sere nella vecchia casa la madre si arrabbiò tantissimo, voleva sapere perché me ne volessi andare. Io tergiversavo con mille motivi futili, forse lei sentiva che c’era qualcosa di grosso. Fatto sta che, di fronte alla mia resistenza, ad un certo punto mi lanciò anche un paio di forbici. Grazie al cielo, pessima mira e forbici spuntate. Giuro che se ci ripenso ora, a vent’anni esatti di distanza, sembrano cose che possono succedere solo in “Desperate Housewives” e, invece, è tutto vero!

La seconda famiglia è stato un tocco di amore e serenità nei miei ultimi mesi negli Stati Uniti. Ci siamo sentiti ancora per anni, finchè, qualche anno fa, causa peripezie e traslochi vari, abbiamo perso le tracce.
A gennaio dell’anno scorso è arrivata al Comune in cui lavoro una mail dall’America che diceva “abbiamo trovato questo nome in Google, se X Y è la ragazza che ha vissuto con noi nel 1988/1989, ditele di mettersi in contatto con noi”. Quando mi hanno girato la strana mail, per fortuna non fagocitata dal sistema antispam, non credevo ai miei occhi. Era anni che li cercavo, era mesi che desideravo mettermi in contatto con loro! Ho pensato che è vero quando si dice che pensare a qualcosa molto intensamente agevola il fatto che accada. Galeotto Google, ci siamo ritrovati e mai più perso il contatto. Il mio desiderio più grande sarebbe tornare là nel ventennale, a riabbracciare coloro che mi hanno ospitato con tanto amore. Chissà, magari riuscirò a tornare.

A giugno partecipai alla graduation (maturità) e lanciai in alto il cappello, come si vede fare nei telefilm, avvolta dalla toga verde nei colori della scuola. Per dire quante occasioni offra l’America, avrei potuto studiare in un college dignitoso semplicemente giocando a tennis per la squadra universitaria. E considerate che ero una giocatrice assolutamente normalissima, mai classificata in Italia. Io rinunciai a questa opportunità e non me ne sono mai pentita. Il primo della classe era un ragazzo di colore che partiva con 60.000 dollari (dell’epoca) di borse di studio vinte.

Ormai è notte e l’Inauguration Day è terminato. Ho pianto e, in contemporanea, mi sono divertita un sacco (come non ridere vedendo il cappellino di Aretha Franklin, il colbacco di Bush padre e la figlia maggiore di Obama scattare teneramente fotografie del papi con la sua macchinetta digitale). Il discorso, secondo me, è stato molto bello. Forse retorico, ma con nuove visioni degli assetti mondiali.

E concludo quest post con questa mia tesi, un po’strana. Il futuro sarà del meticciato. Obama è mezzo bianco, mezzo nero, del Kansas ma anche del Kenia. E’ vero che le radici danno sicurezza e senso di appartenenza, ma è anche vero che ancorano saldamente al terreno e non danno leggerezza. Essere così tante cose consente fluidità, non riconoscersi in un’unica categoria dà la possibilità di mettersi nei panni dell’altro, di non criticare, di non sentirsi superiori. Accogliere tanti mondi in sé rende più liberi di scegliersi il mondo che più aggrada, anche se all’inizio è difficile non sentirsi una cosa sola.

Avete la parola della sottoscritta, figlia di un italiano nato da un carabiniere siculo sposato ad una valligiana di Brescia, di una tedesca con madre cattolica di lontane origine inglesi ed un padre protestante. Io sono tutto questo e mi sento cittadina del mondo. Certo, come confesso alle mie colleghe, c’è da incazzarsi quando in momenti in cui c’è bisogno di ordine salta fuori la vena sicula, mentre il rigore teutonico fa capolino quando ci sarebbe bisogno di divertirsi…

Lasciamoci con la bellissima voce della Regina del soul, Aretha Franklin. Un abbraccio forte a tutti gli amici bloggers ed in particolare a Raffy a Madrid, miracolosamente ritrovata grazie a Facebook. A me F.B. non piace, ma sguinzaglio gli altri per cercare gli amici dispersi. Utilitarista!

Kisses, Arte.



VIAGGI
14 gennaio 2009
Vacanze a Lagolo (Monte Bondone), sci di fondo alle Viote e visita di Trento.
Intorno a Capodanno era mia intenzione passare qualche giorno sulla neve a divertirmi con lo sci di fondo. Meta era Carisolo, a pochi chilometri da Madonna di Campiglio. Dopo innumerevoli fatiche (la crisi colpisce tutto tranne le strutture per le vacanze…) ho finalmente trovato un campeggio con la pista da fondo a pochi metri di distanza. Ed ecco che giunta a destinazione il pomeriggio del 30 dicembre, sono dovuta ripartire già verso sera perché il mio mitico camper “gnocco” ha deciso, per il secondo anno consecutivo, di lasciarmi senza il riscaldamento funzionante a… 10 gradi sotto zero. Le mie magnanime colleghe non avevano ancora finito di prendermi in giro per lo stesso disguido accaduto a Cogne che hanno avuto subito motivo di un nuovo simpatico dileggio.

Non mi sono persa d’animo e, dopo disperate ricerche, sono riuscita a trovare un appartamento a Lagolo, una piccola frazione che si trova a 934 m. sul Monte Bondone. Il Bondone è il monte dei trentini ed è facilmente raggiungibile percorrendo la gardesana occidentale, dopo Riva del Garda ed Arco. Anzi, il versante più vicino al Lago di Garda è molto più dolce da percorrere e meno trafficato di quello che parte da Trento, pieno di tornanti e di macchine che si dirigono verso le piste da discesa. Questo versante (strada provinciale di Lasino), come dicevo, è meno battuto perché si incontrano subito le piste da fondo in località Viote, a circa 1500 m. Quelle da discesa, più ricercate, sono oltre, verso Vason.
Gli anelli si snodano per 35 km in un fantastico e, solitamente, soleggiato panettone. Presso il Centro si trovano servizi con docce e spogliatoi, parcheggio (in uno dei due è consentita la sosta in camper, purtroppo senza servizi accessori), ristorante, bar, area giochi per bambini e pista per slittino, servizio sciolinatura, locale deposito, noleggio attrezzatura per sci da fondo, ciaspole e nordic walking.
Il Centro del fondo risponde allo 0461.992990 e le piste sono le seguenti:
1 - Campo scuola - gialla - 0,4 km
2 - Gervasi - blu - 8 km
3 - Val del Merlo - rossa - 10 km
4 - Cercenari - nera - 7,5 km

Il biglietto d’ingresso costa € 4,80 ed il parcheggio giornaliero € 2,00 (per fortuna, per ora, i prezzi del fondo sono ancora molto “popolari”…).

Il lago di Lagolo è lungo 250 metri, largo 140 e profondo 8. E' immerso in un paesaggio alpestre circondato da boschi di aghifoglie e faggeti ed è balneabile d'estate mentre in inverno si ghiaccia ed alcuni coraggiosi vi praticano il pattinaggio (vedete alcune immagini nel video). A Lagolo non c’è molto ma, proprio per questo, il soggiorno è di assoluta tranquillità. Forse perché poco mondano è meta più estiva che invernale. E’ indispensabile avere una macchina perché i negozi più vicini sono a ca. 5 km.

Trovate qualche informazione sulla struttura in cui ho soggiornato qui: http://digilander.libero.it/lagolo/
Gli appartamenti sono spaziosi, puliti, tenuti bene ed i prezzi, mi sembra, accessibili.

Sabato 3 gennaio, dato che sulle piste c’era una gara e non si trovava parcheggio, ho approfittato della situazione per andare a visitare (o meglio e onestamente, a fare shopping) la città di Trento che, vergogna delle vergogne, non avevo mai visto. Gustoso e tipico pranzo alla birreria Forst: http://www.forst.it/it/ristoranti-e-birrerie/forsterbraeu-trento.html

La musica del video è tratta dal cd di Mario Biondi “Handful of soul”.

Al prossimo viaggio, magari finalmente in camper!

Ciao a tutti, Arte.


CULTURA
12 gennaio 2009
Premio Dardos per bloggers meritevoli.


Ricevo, con immenso piacere ed un pizzico di emozione, il Premio Dardos dal caro Moon 81 che potete leggere qui: http://2piu2uguale5.ilcannocchiale.it/

Il primo “incontro” con Moon è stato quando lui, inaspettatamente, mi ha chiesto di far parte del gruppo di 2+2=5 dopo aver letto un mio post http://2piu2uguale5.gruppi.ilcannocchiale.it/

Da quel momento ho sempre letto con attenzione il suo blog e quello del gruppo, trovando sempre spunti di riflessione e di approfondimento.

Ma veniamo alle caratteristiche del premio:

Il Premio Dardos è un riconoscimento che viene consegnato ai blogger che hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali.

Il regolamento del premio è il seguente:

1) accettare (ma chiaramentenon si è obbligati) e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio;

2) linkare il blog che ti ha premiato;

3) premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio.

Il premio è bello perché essere letti ed essere apprezzati è motivo di soddisfazione e di voglia di continuare a scrivere, nonché un’occasione per uno scambio di link di blog ritenuti, appunto, meritevoli. Un modo per farli conoscere, per farli leggere, per diffondere informazione e cultura.

Ho scelto blog di persone che stimo e leggo per motivazioni diverse, che vanno dalle capacità letterarie, alla chiarezza dell’esposizione, alla veemenza delle idee, alla bellezza delle fotografie, alla vena di pazzia.Tutti, comunque, fonte di conoscenza e, talvolta, di immenso divertimento.

Ecco qua i 15 prescelti:

Il blog di Moon81, nella speranza che il regolamento preveda la reciprocità: http://2piu2uguale5.ilcannocchiale.it/

Il blog di Giovenale: http://giovenale82.ilcannocchiale.it/

Il blog di Shin: http://clandestinodellavita.ilcannocchiale.it/

Il blog della nonna blogger Grandmere: http://www.eldas.ilcannocchiale.it/

Il fotoblog di Enricod: http://www.enricod.it/pixelpost/index.php

Il blog di Ombra: http://ombra.ilcannocchiale.it/

Il blog di ScarletMilk: http://www.scarletmilk.ilcannocchiale.it/

Il blog di Zadig: http://zadig.ilcannocchiale.it/

Il blog del romanzo di Irma Cantoni: http://lareginadeglistatiuniti.blogspot.com/

Il blog di Lenuit: http://panopticon.ilcannocchiale.it/

Il blog di Specchio: http://specchio.ilcannocchiale.it/

Il blog di Enzo49: http://zibaldone2.ilcannocchiale.it/

Il blog di Fiordistella: http://avocado.ilcannocchiale.it/

Un blog nuovo nuovo: http://lifeisatheater.ilcannocchiale.it/

I blog letti e amati sono molto più di questi e qualche ingiustamente dimenticato c’è. Facciamo che prossimamente scrivo un premio Dardos bis con nuovi link, per par condicio.

A voi i prossimi Dardos…

Arte.


Postilla del 14 gennaio:

Ringrazio tanto i carissimi Giovenale,  Grandmere,  Scarletmilk e Shin per avermi conferito, a loro volta, il premio.  I collegamenti ai loro blog sono più su.

Consegno, inoltre, altri due premi che mi dispiaceva molto non includere nella lista. "Snappolando" in rete ho scoperto che il numero di "nominations" non è tassativo (o, meglio, varia a seconda dell'interpretazione) e, quindi, ecco due ulteriori link:

 Il blog di Carezzainvisibile: http://www.carezzainvisibile.ilcannocchiale.it/
 
 Il blog di Fioredicampo: http://www.fioredicampo.ilcannocchiale.it/



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SOCIETA'
8 gennaio 2009
Il grande inganno (o presa per i fondelli) della Social Card.


Da circa un mese si fa un gran parlare della Social Card, strumento ideato dall’attuale Governo per aiutare le fasce più deboli. Essa è una normale carta di pagamento elettronico prepagata, utilizzabile nei negozi di generi alimentari e nei supermercati. La carta vale € 40,00 mensili, cioè circa € 1,33 giornalieri.

Questo intervento ha suscitato molto clamore, i sostenitori della compagine governativa l’hanno acclamato come un intervento finalmente concreto e tangibile, gli scettici/neutri hanno alzato le spallucce e detto “meglio 40 euro al mese che un calcio nel sedere”, i contrari hanno rilevato come esso sia un intervento di marketing che, però, non ha nulla di strutturale.

Per criticare o apprezzare bisogna conoscere, andiamo quindi a vedere i requisiti, i retroscena, i costi nascosti, le falle e, alla fine di questo post, sarete in grado di formarvi un’opinione autonoma, a prescindere da prese di posizione aprioristiche.

Andiamo subito a leggere come il Ministro Tremonti ha presentato l’iniziativa. Sul sito del Ministero del Lavoro troviamo le slides di presentazione della Carta Acquisti datate 26 novembre 2008. Comincio con queste perché ci danno informazioni anche sul “lancio” pubblicitario. Clicchiamo qui per scaricare l’intero documento

http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/B3188375-24BE-4D94-B9F2-EA085C4ED076/0/Carta_Acquisti_illustrazioneprogramma.pdf

Io ve ne propongo degli stralci con i relativi commenti.

“A CHE COSA SERVE

La Carta Acquisti vale 40 euro al mese. Per le domande fatte prima del 31 dicembre, la Carta sarà inizialmente caricata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con 120 euro, relativi ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2008.

Successivamente, nel corso del 2009, la Carta sarà caricata ogni due mesi con 80 euro (40 euro x 2 = 80 euro) sulla base degli stanziamenti via via disponibili. COMMENTO : la traduzione suona: la Carta verrà caricata se e come potremo. Frase che, detta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, suona un po’ preoccupante, perché vuol dire, in sostanza, che non si sa ancora quali siano le fonti di finanziamento.

La Carta potrà essere utilizzata per effettuare i propri acquisti in tutti i negozi alimentari abilitati (riconosciuti in base alle categorie merceologiche). COMMENTO: i negozi abilitati sono quelli del circuito Mastercard, circuito di pagamento che chiede una percentuale all'esercente, in media circa 2% del pagamento stesso. Il 2% di € 40,00 x 12 mesi corrisponde ad € 9,60 annui. Moltiplicato per le 330.000 carte finora assegnate fa: € 3.168.000,00 per l’anno 2009, € 792.000,00 per i tre mesi del 2008 (€ 120,00 x 2% x 330.000 carte) per un totale parziale di € 3.960.000,00 che faranno sicuramente felice la Mastercard.

Con la Carta si potranno anche avere sconti nei negozi convenzionati che sostengono il programma Carta Acquisti (che esporranno il simbolo qui a fianco), si potrà accedere direttamente alla tariffa elettrica agevolata e si potranno ottenere altri benefici e agevolazioni che sono in corso di studio.” COMMENTO: http://www.mef.gov.it/carta_acquisti/sconti-nei-negozi.asp io non ho trovato da nessuna parte l’elenco dei negozi convenzionati che supportano il programma che dovrebbe concedere l’ulteriore sconto del 5 percento. Se cliccate, non esce nessun elenco.

Sempre dalle slides apprendiamo che il Ministero stima che la carta possa essere ottenuta da una platea di 1.300.000 persone. Facciamo così, subito, un ulteriore calcolo: la carta costerà, cifra fornita dalla stessa Mastercard, € 0,50 a pezzo. Ammettendo che il Ministero dell’Economia abbia fatto subito stampare le carte per ottenere un costo minore a pezzo, la spesa per la produzione delle carte ammonta ad € 650.000,00. Se aggiungiamo questa cifra a quella delle commissioni certe siamo già ad un totale di € 4.610.000,00. Per adesso non calcolo le commissioni per tutta la platea dei 1.300.000 beneficiari poiché, come spiegherò tra breve, penso che 330.000 beneficiari sia effettivamente la cifra più realistica, corrispondente a quanto oggi distribuito.

Andiamo avanti a leggere le slides di presentazione e arriviamo alla voce “COME OTTENERLA”.

Per ottenere la Carta bisognerà recarsi, a partire da dicembre, in un Ufficio Postale abilitato (oltre 9.000 uffici in Italia, almeno 1 in ciascun comune o comune confinante, la lista è disponibile sui siti internet delle Poste e del Ministero; in un qualsiasi Ufficio Postale sapranno dare indicazioni al riguardo), portando con sé:

     il Modulo di richiesta (vedi www.mef.gov.it\carta_acquisti o www.lavoro.gov.it\carta_acquisti ) compilato in ogni sua parte con i relativi allegati (in particolare un’attestazione ISEE in corso di validità);

      l'originale e una fotocopia del documento di identità. Nella generalità dei casi verrà consegnata subito una Carta Acquisti. Se la Carta non venisse consegnata subito, il cittadino potrà scegliere se passare a ritirarla successivamente nello stesso Ufficio o se farsela recapitare a casa. La Carta, a meno di riscontri negativi nelle basi dati dell’Amministrazione sulle dichiarazioni effettuate nel modulo di richiesta, sarà utilizzabile già dal secondo giorno lavorativo successivo alla consegna.

COMMENTO A TUTTI I PARAGRAFI CITATI: innanzitutto, Poste Italiane fa da passacarte al Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’acquisizione dei moduli. Preciso subito che gli addetti postali non forniscono alcun tipo di assistenza alla compilazione né informazioni sui requisiti perché non ne sono assolutamente in grado e non rientra nei loro compiti. Per la mia esperienza diretta, nell’ultimo mese in Comune siamo stati subissati della persone che venivano mandate dagli addetti postali che dicevamo sempre ai cittadini “andate in Comune a chiedere”. In realtà i Comuni in questa operazione non c’entrano nulla, al massimo siamo fra gli Enti che, con i Centri di Assistenza Fiscale (CAF) sono in grado di produrre l’attestazione ISEE a chi la richiede. Le Poste controllano solo che la persona abbia compilato il modulo, è un controllo solo di forma e non di merito. Tutto il controllo successivo spetta all’INPS. Questo ruolo di passacarte è, peraltro, deleterio. Gli addetti delle Poste stanno accettando moduli da chiunque e rilasciano la Social Card immediatamente. Queste persone prive di requisiti non avranno mai la carta caricata successivamente, ma intanto sono partite migliaia di carte inutilizzabili al costo di € 0,50 ciascuna. Leggiamo un trafiletto del quotidiano il Messaggero del 30 dicembre:

“ROMA (30 dicembre) - Saranno in tutto circa 330mila le cariche effettuate dall'Inps sulle Carte Acquisti entro la giornata di domani. Lo precisa l'istituto spiegando che si tratta del 65% del totale delle 520mila domande presentate dal primo giorno del mese. Delle altre 190mila richieste - spiega l'Inps - la maggior parte (130mila) è stata respinta perchè i soggetti richiedenti superavano i limiti di reddito previsti; per ottomila domande non si è potuto provvedere a verifica per assenza o incompletezza dei dati anagrafici: in questi casi si potrà riaprire la procedura non appena fossero disponibili tutte le informazioni personali.
Altre 52mila domande - prosegue la nota - sono ancora in attesa di essere validate: nella maggior parte di questi casi si tratta di attendere l'inoltro telematico da parte dei Caf dell'attestazione Isee effettuata dai richiedenti. In ogni caso l'Inps conferma che tutte le richieste della Carta Acquisti sono esaminate entro le 24 ore successive alla loro presentazione alle Poste, e che le Carte autorizzate vengono caricate entro i due giorni lavorativi successivi, come previsto in merito dalle linee guida del ministero dell'Economia e delle Finanze”.

Dal comunicato apprendiamo subito che, in realtà, non è vero che la carta viene ricaricata il 2° giorno lavorativo successivo alla consegna, dato che tutti hanno dovuto aspettare i primi di gennaio. Scopriamo anche che sicuramente 130.000 carte non verranno ricaricate perché i richiedenti sono privi dei requisiti (€ 0,50 x 130.000 fa € 65.000,00 buttati al vento in carte consegnate ma inutili). Le altre 60.000 domande sono da verificare, ma se fossero tutte respinte altri 30.000 euro sarebbero partiti inutilmente.

A dimostrazione del fatto che il ruolo di passacarte delle Poste è stato deleterio, vi cito questo episodio, con la precisazione che il Comune in cui lavoro conta circa 13.500 abitanti, quindi non stiamo parlando delle Poste di uno sperduto paesino nel nulla. Prima di Natale si sono presentate da me diverse persone straniere per richiedere l’I.S.E.E. per la social card per i minori. Sapendo che entrambi gli interventi (anziani e minori) sono riservati ai soli cittadini italiani, ho chiesto con delicatezza se fossero diventati cittadini italiani per naturalizzazione o se l’altro coniuge fosse italiano. Mi hanno risposto di no, che erano stati mandati dalle Poste. Io ho chiesto questa informazione alle persone straniere per evitare la delusione di essere respinti e per evitare tutta la corsa burocratica che vi assicuro esservi dietro la compilazione e la presentazione della domanda. A margine dico che, per opinione personale, gli interventi sociali dovrebbero essere riservati a tutte le fasce produttive del paese, cittadini e stranieri. Ma, dato che si dice “dura lex, sed lex”, ho chiamato di persona la Direttrice della Posta per chiedere lumi sul perché accettassero domande di cittadini stranieri, giusto in caso mi fossi persa qualche passaggio legislativo. Insomma, la vice Direttrice (la Direttrice era impegnata) è cascata dalle nuvole quando ho spiegato che gli interventi erano solo per i cittadini italiani e, candidamente, ha risposto: “Vabbè, i bambini stranieri nati in Italia sono cittadini italiani, no?”.

Insomma, gli addetti delle Poste, ignari del diritto italiano in materia che non prevede (tranne particolari casi che non vi sto a descrivere) l’acquisizione della cittadinanza per nascita sul territorio, bensì per nascita da cittadini italiani (ius sanguinis) e che, invece, stabilisce che il cittadino straniero che sia nato in Italia e residente legalmente fino al compimento della maggiore età acquisti la cittadinanza italiana se entro il diciannovesimo anno di età dichiara di volerla acquisire, accettavano allegramente tutte le domande presentate.

Giusto per precisare sempre la questione costi, Poste Italiane non fa mai niente per nulla. Anzi, quando distribuirono, in passato, le domande per la regolarizzazione dei cittadini stranieri, ricevettero diversi euro per ogni kit consegnato. Ammettendo che per le Social Card le Poste Italiane si facciano dare anche solo € 1,00 per modulo consegnato, alla data del 30 dicembre, con 520.000 moduli consegnati, saremmo ad un costo vivo di € 520.000,00. Facciamo anche finta che Poste Italiane non si faccia dare nulla per l’acquisizione dei moduli (questo dato, alla faccia della trasparenza, non è dato sapere). Calcoliamo, allora, la cosiddetta manodopera. Facciamo che ogni addetto, tra la consegna del modulo al cittadino, un’eventuale compilazione per compassione e la ricezione dello stesso impieghi 10 minuti complessivi. Immaginiamo che ogni addetto costi a Poste Italiane ca. € 20,00 all’ora. Arriviamo presto al seguente calcolo: € 20,00/ 60x10= € 3,33 a pratica ricevuta in costo di lavoro. € 3,33 x 520.000 pratiche ricevute al 30 dicembre: € 1.733.333,00 totali. Eccoci quindi al seguente parziale: € 6.343.333,00 (e abbiamo fatto finta che Poste Italiane non si faccia pagare niente per le pratiche…).

Ah, scusate, al parziale aggiungiamo anche subito le ricariche che saranno effettuate sicuramente: € 120,00 (ultimo trimestre 2008) + € 480,00 (intero 2009) x 330.000 beneficiari attuali: € 198.000.000,00.

Allora, € 198.000.000,00 + € 6.343.333,00 = € 204.343.333,33

Di solito Poste Italiane richiede € 1,00 per ogni ricarica. Sette ricariche (ultimo trimestre 2008 + 2009 sei bimestri) per 330.000 beneficiari sono € 2.310.000,00 di costi vivi. Ammettiamo anche questa volta che Poste Italiane non voglia un euro tondo tondo ma solo, p.e., 20 centesimi. Farebbero comunque € 462.000,00.

Aggiungiamo la stima più prudente ai costi finora sostenuti e arriviamo ad € 204.805.333,33.

Dimenticavo, rispetto a Poste Italiane, di fornirvi un dato che vi lascerà a bocca aperta: Poste italiane S.p.A. è una società per azioni il cui capitale è posseduto per il 65% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e per il restante 35% dalla C.D.P. (Cassa Depositi e Prestiti, partecipata anch'essa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per il 70% e dalle Fondazioni bancarie per il restante 30%). Quindi, incredibile ma vero, il Ministero che eroga la Social Card sta sostanzialmente pagando se stesso, nella forma delle partecipazione al 65% a Poste e del 70% alla Cassa Depositi e Prestiti! Una partita di giro, in pratica…

Vabbè, continuiamo con i nostri calcoli. So che è un post un po’ noioso, ma dobbiamo proprio farlo.

Sempre dalle slides del Ministero apprendiamo, relativamente alla campagna di comunicazione, che verranno inviate 800.000 lettere a potenziali beneficiari. Eccoci di nuovo con il pallottoliere in mano:

€ 0,60 (francobollo)

€ 2,652/500 fogli (costo di una risma di carta in base alla convenzione Consip che i Ministeri sono obbligati ad utilizzare vedasi www.acquistinretepa.it ) = € 0,005 a foglio

€ 0,01 costo busta

Totale costo a lettera: € 0,615 x 800.000 = € 492.000,00

Sempre le slides ci dicono che verrà fatta una grande campagna di informazione con volantini, manifesti e quant’altro. Non sappiamo i costi di questa campagna, ma penso che ipotizzare altri € 500.000,00 tra la creazione del logo (che, peraltro, è stato depositato presso l’Ufficio Brevetti), i passaggi pubblicitari, il materiale, i moduli per la compilazione sia una stima, in realtà, per difetto.

Aggiorniamo, dunque, il nostro parziale ad € 205.797.333,33.

Consideriamo altri costi di lavoro presenti in maniera massiccia. In base ai requisiti di autocertificazione richiesti per avere diritto alla social card (li analizzeremo tra poco), l’addetto dell’Inps che voglia diligentemente verificare quanto dichiarato dal cittadino dovrà consultare diverse banche dati quali:

       Inps per provvidenze di tipo pensionistico, assistenziale, sociale e per I.S.E.E.;

       Agenzia del Territorio per il possesso di immobili sul territorio italiano;

       Ministero delle Finanze e Agenzia delle Entrate per la dichiarazione dei redditi;

       Motorizzazione Civile per la proprietà di autoveicoli.

Ammettendo anche (ma non è così) che vi sia un’unica banca dati centrale alla James Bond, l’impiegato Inps che voglia svolgere con scrupolo il suo dovere non dovrebbe impiegarci meno di 20 minuti per analizzare una pratica.

Allora, al costo orario di € 20,00 circa, ogni pratica verificata viene € 6,66 che, moltiplicato 520.000 domande ricevute, fa altri € 3.463.200,00 tondi tondi.

Consideriamo ora che dei 520.000 ISEE consegnati insieme alla modulistica metà siano stati fatti presso i CAF (e questi costi non li esponiamo, visto che i CAF sono di gestione privata, anche se per ogni ISEE prodotto essi non ricevono nulla né dal contribuente né dallo Stato, per quanto i costi dei loro dipendenti debbano comunque essere sostenuti) e l’altra metà presso i Comuni italiani. Per inserire una autocertificazione debitamente compilata (non considerando quindi la situazione limite in cui l’utente ti chiede di compilare tutto, incluso il suo nome e cognome perché non sa come fare) bisogna dedicare all’operazione circa 10 minuti. Abbiamo visto che il costo per 10 minuti di lavoro sono all’incirca € 3,33. Moltiplichiamo questa cifra per 260.000 moduli ISEE ed otteniamo un’altra bella cifra: € 865.800,00.

Ultimo aggiornamento dei costi, saliamo ad € 210.126.333,33. Di questa cifra calcoliamo un altro 5% prudenziale per tutti quei costi nascosti che, però, esistono: costi di amministrazione (luce, acqua, gas, cancelleria, telefono, Internet etc.), altri costi postali (l’Inps ha detto nel comunicato che abbiamo analizzato prima che risponderà anche ai non aventi diritto dando la motivazione del perché non abbiano ricevuto la ricarica della carta), costi per la rete informatica e così via. L’ultimo totalone segna 220.632.650,00! Ricordiamoci che abbiamo considerato solo le domande accettate ed i moduli ricevuti, i costi, quindi, sono destinati a crescere in base al numero definitivo di aventi diritto.

Per anticipare subito un calcolo che vi avrei proposto alla fine del post, se il Governo, anziché mettere in piede tutto questo baraccone, avesse subito aumentato di € 40,00 mensili le pensioni minime, piuttosto che le pensioni sociali o altri interventi di tipo assistenziale, la nostra platea di beneficiari (ad oggi) poteva essere così composta:

€ 40,00 x 13 mensilità (13 perché per questa ipotesi vanno calcolate le 13 mensilità e non le 12) = € 520,00

€ 220.632.650,00/€ 520,00 = 424.293 beneficiari, vale a dire 94.293 in più degli attuali (che non sono paglia, in termini di cifre).

A questo punto, prima di passare all’analisi dei requisiti, continuiamo nella lettura delle slides di presentazione del Ministero, per scoprire che della cifra necessaria per finanziare tutta l’operazione € 200 milioni sono già stati donati da ENI e 50 milioni donati da ENEL. Ma, come ci è capitato prima con Poste Italiane, andiamo ad analizzare, con grande sorpresa, la composizione azionaria delle due società:

ENI è così composta: Mercato 57,79% Ministero dell ’Economia e delle Finanze (!) 27,83% Cassa Depositi e Prestiti SpA 10,00% (vi ricordate che il 70% della Cassa Depositi e Prestiti è sempre del Ministero delle Finanze…) Intesa Sanpaolo S.p.A. 2,27%.

La proprietà di ENEL è così composta: Mercato 65,56% Ministero dell ’Economia e delle Finanze (!) 21,87% Cassa Depositi e Prestiti SpA 10,35% Barclays Global Investors UK Holdings Limited 2,23%.

Ehhhmm, allora riassumiamo: il Ministero dell’Economia e delle Finanze inventa la Social Card, delega Poste Italiane (di cui è proprietario al 65%, nonché proprietario del 70% della quota del 35% posseduto dalla Cassa Depositi e Prestiti), chiama in aiuto per le donazioni ENEL (di cui possiede il 21,87% ed il 70% del 10,35% di Cassa Depositi e Prestiti) ed ENI (proprietà diretta del 27,83%, il 70% del 10% della Cassa Depositi e Prestiti). Dice ai cittadini che hanno la Social Card che potranno pagare bollette di luce e gas, e così rientra ancora dei costi sostenuti, coprendo anche una parte delle morosità pregresse…

Bene, andiamo ora ad analizzare i requisiti per ottenere la social card per anziani. Forse andava fatto subito, all’inizio del post, perché ora capirete come mai, sino ad ora, solo 330.000 persone abbiano potuto riceverla.

Una sommaria descrizione dei requisiti la trovate qui http://www.mef.gov.it/carta_acquisti/anziani/carta-pensionati-requisiti.asp

Ma quanto scritto va integrato con le istruzioni

http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/EBF28785-F7FA-40FE-AF97-1D1651D788BA/0/GuidaCartaAcquistianziani.pdf

e con i vari messaggi Inps che chiariscono, man mano, i punti poco chiari. Alla fine emerge questo quadro, nel quale è importantissimo notare che la mancanza anche di solo uno dei requisiti fa venire meno il diritto :

Carta Acquisti - Maggiori di 65 anni

Requisiti

  • essere di età non inferiore a 65 anni;
  • essere cittadino/a italiano/a residente in Italia e regolarmente iscritto all'Anagrafe;
  • essere un soggetto la cui imposta netta ai fini IRPEF risulta pari a zero nell'anno di imposta antecedente al momento della richiesta della Carta Acquisti, oppure nel secondo anno di imposta antecedente al momento della richiesta della Carta Acquisti; COMMENTO: questo significa che il soggetto deve essere incapiente, cioè la sua imposta netta, ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, deve esser pari a 0. In sostanza, incapiente è chi ha:

Reddito imponibile IRPEF, meno gli oneri deducibili, calcolata l’imposta lorda meno le detrazioni da lavoro/pensione meno le detrazioni per carichi di famiglia meno le detrazioni per oneri = imposta netta a zero. Se l’imposta fosse uguale anche solo a pochi euro, comunque viene meno il diritto. Dovete guardare il punto 5 del CUD o il punto 22 del 730/2007 o il punto 27 del 730/2008.

  • avere trattamenti pensionistici o assistenziali che, cumulati ai relativi redditi propri, sono di importo inferiore a 6.000 € all'anno o di importo inferiore a 8.000 € all'anno, se di età pari o superiore a 70 anni; COMMENTO: Ecco un altro punto dolente, molto dolente. Per trattamenti si intende l’importo annuo dei trattamenti forniti, a qualsiasi titolo, ANCHE SE NON FISCALMENTE IMPONIBILI, dall’Inps e dagli altri enti erogatori con esclusione dei soli importi relativi agli arretrati. Unire ai redditi anche quelli non fiscalmente imponibili vuol dire includere rendite INAIL, indennità di accompagnamento ed assimilate, pensioni e assegni di invalidità civile, pensioni di guerra, trattamenti di famiglia etc. Sostanzialmente, fa reddito quello che, solitamente, viene considerato in maniera particolare proprio per il significato che ha. Tanto per essere chiari, se un pensionato oltre alla pensione gode di un assegno di invalidità civile (e perciò ha una disabilità) è doppiamente punito perché esce dai parametri.

Andiamo sul pratico: importo pensione minima anno 2007: € 436,14 (€ 436,14 x 13 mensilità: € 5.669,12). Se aggiungiamo un qualsiasi altro trattamento siamo fuori sicuramente se sotto i 70 anni, forse forse rientriamo se calcoliamo gli € 8.000,00 che servono dopo i 70. Già siamo fuori, sotto i 70 anni, se abbiamo la pensione integrata al minimo, che ammonta ad € 516,46 x 13 = € 6.713,98.

  • avere un ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente), in corso di validità, inferiore a 6.000 €; COMMENTO: l’ISEE considera il nucleo famigliare come rilevato dallo stato di famiglia, perciò se degli anziani abitano con dei figli, o sono più fratelli, sicuramente non rientrano. Di conseguenza parliamo, ad esempio, di famiglie in cui due pensionati guadagnano complessivamente al massimo € 723,00 euro netti al mese, che diventano ben € 923,00 se hanno un figlio a loro carico. Considerate che nell’ISEE viene calcolato anche il valore del patrimonio immobiliare oltre una determinata franchigia, perciò è ancora più facile sforare se non si abita in affitto, parametro che, invece, dà diritto ad una diminuzione. Se volete sfogarvi con l’ISEE per provare tutte le possibili varianti, potete trovare la simulazione del programma che lo calcola qua: http://servizi.inps.it/servizi/isee/Simulazione/SimulazioneCalcolo.asp

Fate delle prove, vi accorgerete che arrivare ad un valore ISEE di € 6.000,00 è davvero dura! Ricordatevi sempre, però, di non calcolare per una sola persona, bensì per l’intero nucleo come risulta dallo stato di famiglia.

  • non essere, da solo o insieme al coniuge indicato nel quadro 4:
    • intestatario/i di più di una utenza elettrica domestica;
    • intestatario/i di utenze elettriche non domestiche;
    • intestatario/i di più di una utenza del gas;
    • proprietario/i di più di un autoveicolo; COMMENTO: se avete tutti gli altri requisiti e possedete una Ferrari, va bene. Se avete oltre all’auto di casa, una vecchia 126 data al figlio ma senza passaggio di proprietà, siete fuori…
    • proprietario/i, con una quota superiore o uguale al 25%, di più di un immobile ad uso abitativo;
    • proprietario/i, con una quota superiore o uguale al 10%, di immobili non ad uso abitativo o di categoria catastale C7; COMMENTO: ecco un altro grande inghippo! Questa frase, tradotta, vuol dire che basta essere proprietario di una quota superiore al 10% di un garage per essere esclusi. Risulta ridondante il riferimento agli immobili C7 che sono delle tettoie. A meno che il Ministero non abbia fatto confusione con gli immobili C6 che sono, effettivamente, le autorimesse separatamente accatastate dalla casa. In definitiva, avete un garage? Siete ricchi!.
    • titolare/i di un patrimonio mobiliare, come rilevato nella dichiarazione ISEE, superiore a 15.000 €;
  • non fruire di vitto assicurato dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni in quanto ricoverato in istituto di cura di lunga degenza o detenuto in istituto di pena;

In ultima analisi, dovete essere molto molto poveri, o molto molto falsi nelle autocertificazioni, per ricevere la social card.

La situazione con i requisiti per ricevere la carta acquisti per minori non è molto diversa, la trovate qua:

http://www.mef.gov.it/carta_acquisti/minori/carta-bambini-requisiti.asp

Eccoli:

Carta Acquisti - Minori di 3 anni

Requisiti

  • età inferiore a 3 anni;
  • cittadino/a italiano/a residente in Italia e regolarmente iscritto all'Anagrafe;
  • avere un ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente), in corso di validità, inferiore a 6.000 €;
  • non essere, da solo o insieme all'esercente la potestà genitoriale/soggetto affidatario e all'altro esercente la potestà genitoriale/soggetto affidatario:
    • intestatario/i di più di una utenza elettrica domestica;
    • intestatario/i di più di una utenza elettrica non domestica;
    • intestatario/i di più di due utenze del gas;
    • proprietario/i di più di due autoveicoli;
    • proprietario/i, con una quota superiore o uguale al 25%, di più di un immobile ad uso abitativo;
    • proprietario/i, con una quota superiore o uguale al 10%, di immobili non ad uso abitativo o di categoria catastale C7;
    • titolare/i di un patrimonio mobiliare, come rilevato nella dichiarazione ISEE, superiore a 15.000 €.

Come vedete, la situazione cambia poco. Aldilà di differenze con motivazioni misteriose, come il fatto che ai minori (nella veste degli esercenti la potestà genitoriale) viene concessa la possibilità di essere intestatari di due utenze del gas (!) o di due auto (questo è più sensato, viste le famiglie moderne). Peccato, però, che per stare nei parametri richiesti, nei quali non compare più il limite di reddito personale di € 6.000,00 non si debba guadagnare più di € 1.131,00 euro netti al mese totali in una famiglia di quattro persone.

Come vi dicevo, a voi l’ardua sentenza sull’effettiva utilità di questi interventi.

Alla prossima, Arte.


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