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"Leggo per legittima difesa" (Woody Allen)
VIAGGI
27 ottobre 2008
Gita in camper per visitare il Museo d’Arte Moderna di Rovereto e il Castello di Avio.
 

Era da qualche anno che meditavo di visitare il Museo d’Arte Moderna (MART) di Rovereto e finalmente, complice un fine settimana stupendo dal punto di vista metereologico, sono riuscita a dirigere il camper denominato “Gnocco” verso Rovereto.

Per accontentare subito gli amici camperisti, è possibile raggiungere con facilità il Camper Service di via Palestrina venendo dall’uscita dell’autostrada. Il C.S. si trova accanto allo Stadio Quercia. C’è possibilità di sosta fino alle 22.00 nonché di carico e scarico dell’acqua. Ci sono anche parcheggi più comodi al centro cittadino, ma tanti hanno la sbarra. Se non desiderate fermarvi lì, vi suggerisco di chiamare l’APT per ulteriori indicazioni. Comunque, il Mart ed il centro della cittadina distano ca. venti minuti a piedi.

Rovereto è stata soprannominata “Atene del Trentino” per la sua forte vocazione culturale. Tanto per intenderci, vi sono ben quattro musei. Mozart vi tenne i suoi primi concerti italiani e perciò numerose manifestazioni musicali sono dedicate al grande compositore.

Il Mart è stato aperto al pubblico il 15 dicembre 2002; il progetto architettonico dello svizzero Mario Botta  si  sviluppa dalla grande piazza centrale che è coperta da una cupola di vetro ed acciaio. Se vi sedete nei tavolini all’aperto del bar/ristorante del Museo, penso che sia possibile immaginarsi catapultati in un museo od una piazza del Nord Europa.

Il museo si articola su quattro piani con 6.000 metri quadrati dedicati all’arte del XX° e XXI° secolo ed altri 5.000 metri quadrati occupati da aree per lo studio, la didattica ed i servizi.  Il patrimonio è costituito da più di 30.000 opere. Potete intuire la ricchezza dell’offerta culturale di Rovereto visitando il sito del Comune http://www.comune.rovereto.tn.it/ e il sito stesso del museo http://www.mart.tn.it/.

Attualment il Mart ospita le seguenti mostre:

-          GERMANIA CONTEMPORANEA. DIPINGERE E’ NARRARE. TIM EITHEL, DAVID SCHELL, MATTHIAS WEISCHER.

I tre artisti sono tutti giovani, mi sembra che siano nati intorno agli inizi degli anni 70. Si sono formati alla Scuola Superiore di Grafica di Lipsia. Devo dire che mi sono piaciuti molto e che loro opere sono belle da vedersi. Pur essendo moderne non mi sono sentita come quando nei film si vede qualcuno ammirare un’opera ultra moderna e chiedersi il significato misterioso e recondito della stessa con un punto di domanda dipinto in fronte. Vi assicuro che ne vale la pena.

-          IMPRESSIONISTI E POST IMPRESSIONISTI. CAPOLAVORI DALL’ISRAEL MUSEUM DI GERUSALEMME.

 L’Israel Museum di Gerusalemme, oltre ad ospitare i famosi rotoli del Mar Morto, conserva una ricchissima collezione di arte impressionista e post impressionista. In mostra vi sono dipinti e sculture di Pissarro, Degas, Renoir, Monet, Hassam, Cèzanne, Van Gogh, Gauguin, Cross, Vuillard e Maillol.

Che dire, non sono una grande esperta d’arte. Ciononostante, ho apprezzato molto la scelta delle opere ed il fatto che, forse proprio perché provenienti da Gerusalemme, non sono state viste precedentemente qua in Europa. Due anni fa avevo visitato la mostra di Goldin dedicata agli impressionisti al Museo Santa Giulia di Brescia, ma non mi sembra di ricordare che ci fossero queste opere esposte. Sezione ben curata e piacevole da visitare.

-          EURASIA. DISSOLVENZE GEOGRAFICHE DELL’ARTE.

Oltre cinquanta artisti europei ed asiatici, con opere perlopiù realizzate appositamente, riflettono sull’arte come via di passaggio tra Europa ed Asia. Sono presenti installazioni, video, dipinti e forme diversissime di espressione. Anche qua la godibilità è assicurata.

Tra le altre cose, mi è piaciuto molto il documentario di Ursula Biemann intitolato “The black sea files”. Riguarda la geografia e storia dell’estrazione del petrolio nel  Caspio. E’ possibile scaricare una parte del documentario e visionare tutte le produzioni dell’artista dal sito www.geobodies.org

Il  centro è molto piacevole da visitare, all’ingresso del Museo vi verranno anche forniti dei buoni-assaggio per alcuni negozi del centro. I negozi erano piacevolmente addobbati per Halloween, poiché la città ha organizzato un fine settimana dedicato allo shopping,  a laboratori creativi per bambini, artisti di strada, musica, spettacoli, danza, sfilate di travestimenti, caccia al tesoro ed enogastronomia.

Sabato sera ho diretto lo “Gnocco” verso Sabbionara di Avio per visitare l’indomani il Castello.

Ho trovato ospitalità presso l’Agritur “Dai Menegheti” in via Morielle 45 (tel. 0464 684646). Mi hanno fatto parcheggiare il camper e soggiornare la notte, nonché, su richiesta, concesso di utilizzare la corrente. I titolari sono veramente simpatici e disponibili e si mangia benissimo. Cucina tipica, fatta in casa, con ampia scelta e a prezzi contenuti. Le porzioni, poi, sono da re. Vi consiglio di lasciare il camper nel parcheggio dell’Agritur, poiché, a piedi, si raggiunge il Castello in una mezz’ora e la camminata è facile e rilassante.

Nota tecnica: ho visto dei camper parcheggiati anche vicino al parco pubblico accanto alla Stazione dei Carabinieri, ma non so dirvi se erano turisti o abitanti del posto che non hanno spazio per parcheggiare il proprio camper a casa.

Il paesino è piccolo e nonostante ciò piacevole. Alla Coop potete trovare un bel po’  di prodotti trentini a prezzi contenuti.

Il Castello è uno dei più suggestivi del Trentino, con cinque torri, un palazzo baronale, un grande mastio che contiene la Sala dell’Amore e un ciclo di affreschi del ‘300 con scene di guerra nella casa delle guardie. Menzionato per la prima volta intorno al Mille, è appartenuto ai Signori Castelbarco. Vi hanno soggiornato, tra gli altri, il re longobardo Autaro e sua moglie Teodolinda, nonché gli Imperatori Carlo V e Massimiliano d’Asburgo.

Dal 1977 è proprietà del Fondo per l’ambiente italiano. Trovate ulteriori informazioni qui: http://www.fondoambiente.it/beni/castello-di-avio-beni-del-fai.asp

Il mio spirito fanciullesco è stato molto appagato dalla visita al Castello: mi sembrava di stare ne “Il nome della rosa”.

Buona gita e buon blog a tutti!


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SOCIETA'
19 ottobre 2008
Lago di Garda, di cemento e di..gru. Più case che abitanti?

«Stasera avrei potuto raggiungere Verona, ma mi sarei lasciato sfuggire una meraviglia della natura, uno spettacolo incantevole, il lago di Garda; non ho voluto perderlo, e sono stato magnificamente ricompensato di tale diversione.»
Goethe, Viaggio in Italia, 12 settembre 1786.
Parafrasiamo Goethe alla data del 19 ottobre 2008? «Stasera avrei potuto raggiungere Verona, ma mi sarei lasciato sfuggire uno scempio della natura, uno spettacolo devastante, il lago di Garda; non ho potuto perderlo, e sono stato grandemente colpito di tale diversione.»

Adesso il grande poeta verrebbe accolto da montagne di cemento. L’orizzonte del Lago non è più punteggiato da limoni, ulivi e filari d'uva, bensì da gru. Qualche settimana fa il settimanale “L’Espresso” ha intitolato un articolo di denuncia della cementificazione “Lago di Garda e di cemento”.
Lo potete leggere a questo link: http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2039467
Il titolo è assurto agli onori della cronaca locale, ma il fenomeno è in costante crescita. Le foto che potete vedere sono state scattate in un uggioso pomeriggio del fine settimana in cui ho potuto girare solo un’ora e mezzo, non mi sono potuta fermare sempre con la macchina e non ho potuto raggiungere tutti i cantieri. Solo un paio di cantieri sono fotografati da diverse angolazioni, perciò, se avessi girato tutto il giorno le foto sarebbero state centinaia.
Le foto, tranne alcune, riguardano di fatto solo uno dei paesi della Valtenesi, i cui Comuni ricomprendono Padenghe, Moniga, Manerba, San Felice del Benaco, Puegnago, Polpenazze e Soiano. Il nome Valtenesi ricorda una presunta dominazione greca, avvenuta in epoca precristiana, in quanto il nome significherebbe proprio “Valle degli Ateniesi”, sebbene i resti di villaggi palafitticoli testimonierebbero la presenza di abitanti già durante l’età del Bronzo.
Dall’età del bronzo ad oggi, non si può certo impedire il libero movimento delle persone né il desiderio di stabilirsi in luoghi più belli delle città per i periodi di vacanza. Penso, però, che anche nel modo di edificare sul territorio vi siano scelte di fondo che possano tutelare il paesaggio. In quello che ho visto, secondo me, c’è solo stupidità e miopia da parte degli amministratori comunali. La stupidità è un peccato umano che non contempla malizia e dolo. Tolta l’ipotesi dell’ eventuale stupidità, rimangono solo congetture più nefaste.
In un’epoca in cui le banche faticano a dare prestiti a chiunque, ci sono cantieri che rimangono invenduti per anni e gli stessi costruttori continuano ugualmente a costruire. Da dove vengono tutti questi capitali?
Nelle gare degli Enti Locali bisogna rispettare la normativa contro le infiltrazioni mafiose. Cosa succede, invece, nell’edilizia se il Comune non controlla a chi vanno le lottizzazioni, chi acquista terreni, chi costruisce, chi compie opera di mediazione? Se in questo campo non è possibile (o desiderabile) effettuare controlli è un po’ come se a casa nostra chiudessimo porte e finestre per impedire che entrino i ladri ma lasciassimo aperti cantina, garage e taverna.


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LAVORO
18 ottobre 2008
Tutti fannulloni? "Distinguere, distinguere, distinguere!"
Ieri sera, su La7, è andata in onda la puntata di “Otto e mezzo” in cui Lilli Gruber e Federico Guiglia hanno intervistato il Ministro Brunetta. Su quel che sta accadendo nel mondo della Pubblica Amministrazione nell’era Brunetta sono stati spesi fiumi di parole, perciò non commenterò i contenuti. Della puntata di ieri sera, infatti, non mi è tanto piaciuta (o meno) l’intervista, quanto i due minuti di approfondimento dedicati all’argomento “precari” e “fannulloni” da Paolo Pagliaro ne “Il punto”.
Prima di sette anni fa, quando ho fatto i primi concorsi pubblici negli Enti Locali, mai avrei pensato che sarei diventata una comunale. Non avevo un’alta opinione della Pubblica Amministrazione, i cui dipendenti, spesso, trovavo maleducati, impreparati e poco disponibili. Tuttora mi capita di provare, talvolta, la stessa sensazione quando entro in qualche ufficio di “buzziconi”, ma devo anche dire che quest’ultimi si trovano anche nel privato. Alzi la mano chi non ha mai lottato con concessionarie di auto, liberi professionisti, artigiani, locali pubblici, privati concessionari di servizi pubblici etc. etc.
Tuttavia devo dire che gli ultimi sei anni passati con colleghe e colleghi seri, vogliosi di imparare, di mettersi in gioco e di rendere un buon servizio mi hanno dimostrato che è lo spirito con cui si fanno le cose che dà sapore al tutto e che, come dice Pagliaro nell’approfondimento, bisogna “DISTINGUERE, DISTINGUERE, DISTINGUERE”. Nel mio settore l’assenteismo è praticamente nullo, tanti e tante dei miei colleghi in un anno facevano 0 (leggasi zero) assenze ancora prima dell’avvento del Ministro Brunetta. Come non ricordare A. che è venuta a lavorare pur essendo in infortunio (anche se questo, in un blog, non andrebbe detto..) o C. che veniva pur essendo in malattia per un cancello franato sul suo piede? E tutte le altre e gli altri che rendono tutti i giorni un ottimo servizio, pur lontani dallo stipendio citato da Pagliaro di 1.300 € mensili?
Ho apprezzato quando Pagliaro dice che “…il mondo della P.A. offre esempi di assoluta eccellenza “ e che “dipendenti di scuole, tribunali e degli sportelli dei Comuni, con uno stipendio di 1300 € mensili ( - non i comunali, ve lo assicuro -) tengono in piedi lo Stato”.
Ormai, in un distorto concetto di sussidiarietà, è quasi tutto in mano ai Comuni che sono e restano il punto di riferimento per le persone. Hai un problema? “Vai in Comune a chiedere!”. Lo Stato passa i compiti alle Regioni che, a loro volta, delegano agli Enti Locali, diventati il factotum della P.A.
Noi siamo il filtro di tutto, l’amico quando risolvi, l’antipatico quando applichi le regole, lo sfogo di miserie e nobiltà. E vi assicuro, non c’è paragone tra il pubblico dipendente che è a contatto con il pubblico e quello che non lo è. Il primo è in un costante ottovolante emotivo, l’altro fa una vita da “pascià”.
Ricordatevi sempre lo slogan “DISTINGUERE DISTINGUERE DISTINGUERE” e guardate l’intervista. Trovate la rubrica “Il punto” all’incirca al sesto minuto.


15 ottobre 2008
Alla ricerca del cielo blu - Fiaba racconto

Guendalina era una fata semi-turchina. Non lo era del tutto, come le altre fate, perché aveva un carattere un po’ irascibile. Quando s’arrabbiava, ce n’era proprio per tutti. Ciononostante, i suoi aiutanti e le altre fate le volevano molto bene, grazie al suo cuore d’oro per i bambini.

Quella mattina Guendalina sedeva pensosa su un masso, al confine con il bosco dove abitava. Si teneva il mento con una mano e bofonchiava tra sé e sé. Stava guardando, in lontananza, la grande città dove abitavano migliaia di bambini; constatava, triste, che il cielo là era scuro, la foschia era grigia e densa, le case ricoperte di fuliggine nera.

Scosse la testa e poi si alzò di scatto, tutta frenetica. “Aiutanti, aiutanti, venite qua SUBITO, tutti!”.

Gli aiutanti, colti nel momento della loro siesta pomeridiana, ebbero la terribile idea di muoversi lentamente. Trascorsi ben trenta secondi inutilmente, Guendalina urlò a squarciagola: “Aiutanti, vi avverto, sto per ARRABBIARMI. Fate andare quei sederi stanchi!”.

Non ci fu bisogno di altro. Velocemente, uno alla volta, arrivarono al suo cospetto Miranda – l’amica panda, Ottaviano – l’orso vegetariano, Gastone – la lumaca con il bastone, Mimosa – l’ape sciccosa e Ivo – il gatto cattivo.

“Ah, bene, eccovi finalmente. Ce n’è voluto, eh”.

“Cosa ti scuote, cara Guendalina?” disse Ottaviano, sgranocchiando la carota che aveva in mano.

“Sono arrabbiata, ecco cosa sono”.

Miranda e Ivo si scambiarono un’occhiata veloce, roteando gli occhi all’insù, con l’aria di pensare “sai che novità!”.

Puntando l’indice verso la vallata lontana dove si trovava la grande città, la fata spiegò: “Sono arrabbiata perché migliaia di bambini laggiù sono sicuramente tristi. Il loro cielo è inquinato e buio, le loro case hanno una patina di sporco e il sole si vede a malapena. Non è giusto, sono privati di un loro diritto fondamentale, AVERE IL CIELO BLU!!”.

Gli aiutanti si guardarono tutti leggermente perplessi, tanto che Mimosa, ronzando un po’ dubbiosa con le sue belle ali d’ape, domandò timidamente: “Guendalina… Certo, è vero quello che dici. Noi cosa possiamo farci? Lo sai che gli uomini sono fatti così. Hanno sì delle belle città, ma piene di inquinamento. Non saremo certo noi a poter cambiare le cose, purtroppo”. Mimosa terminò il suo discorso allargando, sconsolata, le ali. Gli altri aiutanti annuirono.

Guendalina li guardò e, più dolce del solito, rispose: “Ma come? Proprio voi ve ne tirate fuori? Noi, qua, stiamo già meglio di loro e ci ricordiamo benissimo del cielo blu e limpido della nostra infanzia. Io voglio che anche quei bambini laggiù lo possano avere”.

“Va bene, va bene”. La interruppe Ivo, lisciandosi i baffi da banditello. “Hai qualche idea su come fare a recuperare questo CIELO BLU?”.

“Beh, è semplice. Andremo in giro per il mondo a cercare il più bel cielo blu che esista, ne taglieremo una bella fetta e con questa, una volta tornati, ricopriremo la città e faremo felici i bambini”. Rispose Guendalina convinta.

La lumaca Gastone replicò: “Ah, ecco. Come abbiamo fatto a non pensarci prima…”.

“Su, su, niente storie. Vi voglio qui, in assetto di partenza, tra… cinque minuti”.

Tutti gli aiutanti si mossero in fretta e furia. Guendalina si mise la veste da fata più bella che aveva, tirò fuori dalla scatola la sua bacchetta magica al titanio rinforzato e preparò la navicella che andava con l’energia del sole e del vento. Pensò anche alle provviste per i suoi aiutanti, in vista di un viaggio lungo: raccolse dei rami di bambù per Miranda, fece scorta di frutta e verdura per Ottaviano, mise tre bastoni intarsiati per Gastone, diversi abiti eleganti per Mimosa e una quantità di giochini per Ivo.

La navicella decollò con un lieve sibilo; sole e vento davano energia in quantità, Guendalina guidava, alquanto indisciplinata, e la combriccola degli aiutanti rideva e scherzava allegramente.

Dopo diverse ore atterrarono, non senza qualche turbolenza, in una magnifica oasi nel deserto. Là il cielo era meraviglioso, limpido e splendente. “Ohhh” dissero tutti in coro Guendalina e gli aiutanti. La fata impartì le disposizioni: “Bene. Gli abitanti del deserto non conoscono orsi e panda, quindi Ottaviano e Miranda rimarranno con me. Gli altri vadano a convincere uomini e animali dell’importanza della nostra missione, in modo che la notizia si diffonda e noi si possa ricevere un pezzo di cielo del deserto. Su, sbrigatevi. L’appuntamento è qui, per stasera”.

La lumaca Gastone, l’ape Mimosa e il gatto Ivo si misero al lavoro. Considerato che Gastone non era proprio un centometrista, che Mimosa si perse via a guardare delle botteghe e che Ivo s’azzuffò con non pochi gatti che gli stavano antipatici, l’esito non fu dei più brillanti.

Anche la fata Guendalina, l’orso Ottaviano e la panda Miranda si diedero da fare dal loro campo base nell’oasi. Quando passavano viandanti, nomadi ed animali, essi spiegavano animatamente le loro intenzioni, ma con scarsi risultati. Alla sera si ritrovarono tutti quanti e, scuotendo la testa, convennero che quella parte del mondo non era sensibile alla loro causa. Gastone, come più anziano del gruppo, disse saggiamente: “Beh, non si può certo togliere a chi non vuole dare…”.

Dopo una lauta cena, ripartirono un pochino affranti ma sazi, e decisero di dirigere la navicella eolico/solare verso un luogo più accogliente.

Arrivati nella zona dei grandi laghi, in mezzo a boschi immensi e maestosi, controllarono subito la qualità del blu del cielo. Sì, era decisamente un blu intenso e rasserenante, ricco di sfumature.

Stavolta si mossero in gruppo per tentare di convincere uomini ed animali a donare un pezzo del loro cielo ai bambini della città. Sembrava, in effetti, che l’impresa non fosse impossibile. Gli abitanti ascoltavano con attenzione, gli animali si passavano voce gli uni con gli altri.

Dopo un’intera giornata di dialoghi e spiegazioni la comunità era in procinto di fare il grande passo.

Tuttavia, quando il tutto stava per concludersi, comparve improvvisamente un omino piccolo, con radi capelli in testa, che indossava un completo grigio a righe. Nella mano sinistra teneva una ventiquattrore consunta e nella destra una stampata chilometrica. Si diresse con fare sicuro verso Guendalina e, con una voce stridula e fastidiosa, disse:

“Buongiorno a tutti. Sono il Signor Di Calcolo. Sono il modesto ragioniere di questa ridente comunità. Felice della meritevole iniziativa da voi intrapresa, sono venuto a comunicarvi il piccolo contributo economico che vi viene richiesto per poter portare via un lembo del nostro cielo”.

Guendalina, tanto per cambiare, si arrabbiò e disse, alzando la voce: “Cosa? Cosa avete detto? Ma siete impazziti? Non si era mai parlato di soldi! Cosa volete, speculare sui bisogni di bambini innocenti?”.

Di Calcolo rispose mellifluo: “Ma Signora Fata, non si adiri. In fondo, vi chiediamo solo un piccolo contributo di trecentoquaranta milioni e sessanta centesimi di dollari. Sa, il nostro cielo non è cosa da poco…”.

A Ottaviano andò di traverso una zucchina, Mimosa si agitò talmente tanto da fare andare a mille le ali che, appiccicatesi, la fecero tombolare a terra. A Gastone, per la botta della notizia, si ruppe il bastone. Miranda frugava inutilmente nelle tasche alla ricerca degli ultimi spiccioli. Ivo aveva uno strano luccichio negli occhi felini e si stava affilando gli artigli. Di Guendalina, non parliamone. In quel momento, dimentica di essere una soave fata, avrebbe voluto conoscere un concentrato di tutte le arti marziali del mondo.

Gastone pensò pochi istanti, corrucciando la sua umida fronte di lumaca, e si lasciò sfuggire l’ennesima perla di saggezza:

“Abbandonare non mi duole

chi non mi vuole.

Salutiamo il ragioniere

Dicendogli

Sei un filibustiere”.

Guendalina mise in moto la navicella, mandando una sgasata di vapore acqueo in faccia ai presenti.

Sia lei che gli aiutanti erano affranti. La fata cercò di rincuorarli: “Suvvia, ragazzi. Adesso raggiungeremo il tetto del mondo. Vedrete che là gli animi sono puri e gli abitanti vorranno sicuramente aiutarci”.

In effetti, l’accoglienza fu del tutto diversa. Gli abitanti avevano occhi che irradiavano gioia, un sorriso incantevole e parlavano una lingua dolce e musicale. Gli abiti, fatti a mano, erano variopinti e dalle fogge multiformi. Anche gli animali erano mansueti e ben disposti.

Guendalina e gli aiutanti furono fatti accomodare intorno a un piccolo falò e fu loro offerta una sontuosa cena con molteplici pietanze, ricche di spezie e di aromi deliziosi.

Bastò poco per spiegare il motivo del loro arrivo nel villaggio. Gli abitanti trovavano l’idea del gruppo entusiasmante. Dopo cena fu tutto un fermento per preparare il taglio del cielo. Le anziane del villaggio misero insieme migliaia di stelle, le più belle e brillanti.

Bbbzzzzzz…Bruzzzzz……Fsssssss… Guendalina si dava un gran da fare con la bacchetta magica al titanio rinforzato. Sembrava il direttore d’orchestra del concerto di Capodanno a Vienna cosicché, in breve tempo, riuscì a ritagliare una fetta enorme di cielo. Le anziane, con bambini e bambine, cominciarono a prendere dalle ceste tutte le stelle raccolte e a posizionarle, con armonia, sulla fetta di cielo.

Alla fine tutti quanti aiutarono a piegare ordinatamente il lembo di cielo e a caricarlo sulla navicella.

Dopo centinaia di baci e abbracci, il commiato risultò ancora più duro. Guendalina e gli aiutanti ringraziarono di cuore gli abitanti per la loro generosità senza confini. A Mimosa e Miranda, le più emotive del gruppo, scapparono anche delle lacrimucce. Gastone e Ottaviano sventolarono per tutto il tempo della partenza i fazzoletti per dire “ciao, ciao” e Ivo, per niente cattivo, gettò dalla navicella tutti i suoi giochini da gatto mattacchione per regalarli ai bambini.

Le ore passarono in fretta, benché la navicella non fosse proprio leggerissima, e il gruppo riuscì ad arrivare a casa nel bosco verso l’imbrunire.

A Guendalina e all’ape Mimosa toccò trasportare la fetta di cielo dall’alto; Ivo, grazie al suo orientamento da gatto, dirigeva il gruppo tirando il cielo dal davanti; Gastone, con le sue antennine, controllava la direzione da dietro, mentre Ottaviano e Miranda, in quanto grandi e forti, reggevano il peso da sotto.

Guendalina non riusciva proprio a tenere la bocca chiusa, così nell’aria echeggiavano vari: “Ivo, non ti distrarre. Gastone, non ti inciampare. Mimosa, dai, che non ti si rovinano le alucce. Ottaviano, Miranda, siete leeenti!”.

A forza di dai e dai, la città fu ricoperta del più bel cielo stellato mai visto prima giusto per l’ora della ninna nanna.

I bambini, dai loro letti, sbirciavano tutto quello splendore dalle finestre e si addormentarono con un senso di pace nel cuore.

Ma la sorpresa più bella arrivò al mattino, al risveglio. Il cielo era di un color indaco indescrivibile, tutto era limpido, l’aria era tersa, delle case si vedevano i colori e il sole era privo di aloni.

I bambini erano letteralmente… al settimo cielo. Tutto il giorno nelle scuole della città non si parlò d’altro, si composero temi e si fecero disegni su disegni. All’intervallo i nasi erano tutti puntati all’insù, in un misto di stupore e felicità.

Guendalina, dai margini del bosco, vide diverse di queste scene nella sua palla magica di cadmonio fotoattivo.

Sorrideva, sorrideva, sorrideva e il cuore le danzava leggero nel petto.

Per una volta, invece di strillare, chiamò a raccolta i suoi aiutanti premendo dolcemente il citofono interchilometrico.

Quando arrivarono, fece una carezza a tutti e disse: “Bravi, siete stati eccezionali”.


VIAGGI
11 ottobre 2008
Phuket, agosto 2008


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permalink | inviato da tellthetruth il 11/10/2008 alle 0:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
8 ottobre 2008
Personal Holistic Wellness Trainer??? .....uau!!!

Dichiaro subito  la mia amicizia con Gian, per ammettere che il mio giudizio è...di parte. In questo giorni le borse vanno giù, le ansie su, i soldi via. Che almeno il benessere sia con noi!
Nella nostra epoca c'è il personal trainer (allenatore personale, per i meno anglofoni), il financial adviser (consulente finanziario), il personal shopper (in parole povere, quello che svuota il tuo portafoglio per renderti felice con lo shopping).
Ma per me il più grande è lui....il personal holistic wellness trainer!!!
Il dizionario mi dice che è un allenatore personale per il benessere globale. Mamma mia che definiscioooon. Aldilà di tutto, con Gian il benessere è veramente assicurato. Che siano massaggi ayurvedici e craniosacrali, trattamenti reiki o feng shui, le coccole VOLANO.
Gian può aiutarvi sia a Brescia che a Fiorenzuola d'Arda. il che dimostra che lui è "uno e bino".
Date un'occhiata al suo sito http://www.gianantoniocorna.it/index.htm e, già che ci siete, sbirciate nei links.
Buon benessere a tutti.

TECNOLOGIE
5 ottobre 2008
Come utilizzare Megaupload

Nel post "strumenti utili per i PDF" ho messo dei link per scaricare i programmi citati. Megaupload è uno dei tanti siti di file sharing, vale a dire di condivisione di file. Se cliccate sul link si aprirà la finestra del sito; per poter iniziare a scaricare dovete inserire un codice di controllo di 3 lettere in alto a destra, dove c'è scritto " Immetti XXX qui" e premere download. Inizierà un conto alla rovescia di 44 secondi prima dell'avvio del download. Il sito consente, oltre agli abbonamenti a pagamento, di effettuare l'iscrizione gratuita. Quest'ultima riduce i tempi di attesa prima dell'inizio del download da 44 a 25 secondi e vi mette a disposizione 50 giga di memoria gratis. 50 giga non sono pochi, sono comodi da gestire in quanto potete sempre avere con voi (laddove c'è una connessione alla rete) i vostri programmi preferiti, i vostri documenti, le vostre foto. Megaupload, inoltre, consente di inviare e-mail molto pesanti, cosa che non tutti i server di posta permettono. Come vi dicevo, di siti simili ve ne sono ormai a centinaia (Rapidshare p.e.), ma per me rimane ancora uno dei migliori.

DIARI
4 ottobre 2008
Nuova vita


Il leggero sciabordio della nave contrastava con il metallico clangore prodotto dai marinai che approntavano l’attracco. Una foschia ovattata di rosa cingeva Nuova York e la Statua della Libertà sembrava ergere, impettita, uno stecco di zucchero filato.

Le brache un po’ scappate, il calzino rabberciato, la camicia indecisa e la coppola in tralice accompagnavano, con fare sicuro, Vincenzo Benetti nell’infinito stanzone di Ellis Island che accoglieva gli emigranti di mezzo mondo.

Quella mattina del 20 aprile 1920, invece, la valigia procedeva con fare più titubante, resa plumbea dai cristalli di lacrime di nonna Rosa, dalla marmellata di cuore e singhiozzi della virginea Filippa e dai dolcetti alle mandorle “Mangia, figghiu miu” di mamma Addolorata.

Quando, finalmente, abiti e valigia decisero di incedere in sincrono, Vincenzo sentì le narici inspirare tutte le spezie ed i profumi del mondo, nonché qualche miasma, che aleggiavano mescendosi nell’aria.

<< Name and family name! >> sputò stentoreo l’impiegato, lisciandosi la barba rossiccia, con il capo stancamente chino, ancorato al suo registro.

<< Vincenzobenetti >> s’infilarono quindici lettere in un fiato solo. L’accozzaglia di suoni cacofonici fu risolta dal magnanimo travèt con un democratico: Vince Bennet.

Le nuove lettere, ringalluzzite, decisero repentinamente che un nome nuovo valesse bene una vita diversa.

Verso l’imbrunire, le luci del Nuovo Mondo e gli occhi increduli dei bambini che giocavano sulla banchina, videro una valigia di cartone fluttuare leggera nell’acqua.

Esattamente cinquanta anni dopo uno zelante impiegato annotò sul registro di Ellis Island la scritta “American Citizen” accanto alle generalità di Vince Bennet.

Alla cerimonia di giuramento alla Costituzione, il rolex d’oro, la testolina da valchiria bionda della consorte e l’ammasso di muscoli hawardiano del figlio di Vince si congratularono, petulanti, per il lusso chiassoso raggiunto dal loro mentore.

Vincenzo Benetti, tuttavia, lottò inutilmente con una lacrima insistente e proditoria.

Ottenuto tutto, ripensò con rimpianto al contenuto di quel cartone a nido d’api affondato dolente nell’Hudson.



TECNOLOGIE
4 ottobre 2008
Strumenti utili per i file PDF
Eccoci qua. Volete trasformare un file di testo o di calcolo in PDF e non sapete come fare. I programmi commerciali sono costosi, ma ci vengono in aiuto programmi gratuiti. Uno di questi, leggero (1.4 mega zippati), facile da usare e con l'interfaccia in italiano, è doPDF6. Una volta che l'avrete installato, per creare il file PDF dal vostro documento dovrete selezionare stampa e, anzichè scegliere la vostra stampante, scegliere la stampante virtuale denominata doPDFv6. Date il comando di stampa ed il vostro documento verrà trasformato in PDF. Potete scaricare il programma da questo percorso: http://www.megaupload.com/?d=0468LPPC
Nel post successivo a questo vi spiegherò come utilizzare il servizio di Megaupload.

Un altro programma freeware e molto leggero, anche se in inglese, è PDFtools. Le caratteristiche più importanti di questo software sono la possibilità di aggiungere una password al vostro file, affinchè solo alcune azioni siano possibili (p.e. non copiare il testo ) con il comando "Encryp t  a  PDF" (password che possiamo togliere con l'opposto comando "Decrypt a PDF"), la possibilità di accorpare due o più documenti in un unico PDF o, viceversa, dividere in più parti dei file in PDF. Trovate il software nel percorso: http://www.megaupload.com/?d=BZRBS5KU

Ieri al lavoro mi è capitato di trovare una sentenza del TAR di Milano che mi interessava molto e volevo stamparla; purtroppo, il file PDF era criptato in maniera tale che il file non fosse stampabile. Quante volte, invece, vi sarà capitato di avere dei file in PDF (tipo leggi, sentenze, bandi etc.) che hanno la password per evitare che il testo possa essere copiato ed incollato in Word.
Partendo dal presupposto che questi tipi di documenti NON sono protetti dal diritto d'autore, con il programma PDF unlocker potrete trascinare il file protetto sull'icona che verrà creata sul desktop ed il file generato...sarà decriptato. Comodo, no? Ecco qui il percorso: http://www.megaupload.com/?d=5U1VOMAS

Ciao e buone prove! Arte








LAVORO
2 ottobre 2008
Servizi alla Persona
 

Mi occupo di “Servizi alla Persona” in un comune medio-piccolo ormai da qualche anno. Nel mio caso si tratta di Servizi Sociali, Servizi scolastici ed educativi, Cooperazione Internazionale, Pari Opportunità e Politiche Temporali. Nell’ente locale sono, forse, fra i servizi più complessi e di più grande soddisfazione, grazie agli immediati “riflessi di benessere” che hanno sulla comunità. L’idea è quella di condividere qualche spunto al riguardo, del materiale, delle riflessioni. Se esistesse il mestiere di “dispensatrice di consigli e suggerimenti”, per quello potrei aprire la partita iva. Perciò, ogni tanto, divagherò nell’informatica, nelle recensioni, nell’utile e futile. Ogni commento è sempre ben accetto, se condito di educazione. Se quel che scrivo non vi piace, “cambiate canale”.

Arte





















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permalink | inviato da tellthetruth il 2/10/2008 alle 20:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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